Il contesto è il messaggio: le differenze tra traduzione e localizzazione

Differences between translation and localisation | Differenza tra traduzione e localizzazione

Il contesto è il messaggio: le differenze tra traduzione e localizzazione

Non è affatto infrequente che, nella realizzazione di un sito web o nella pianificazione di nuovi contenuti da proporre online, un’azienda non dia il giusto spazio e la giusta importanza alla traduzione.

 

Spesso viene visto come un investimento che non garantisce un sufficiente ritorno sulla spesa. Potrei quasi dirmi d’accordo, ma solo perché ho parlato di traduzione. Sì, perché se ci fermiamo alla superficie dell’etimologia della parola, tradurre significa letteralmente trasportare (che cosa? Potremmo generalizzare dicendo i concetti) da una lingua a un’altra.

1) Qual è la differenza tra traduzione e localizzazione?
2) Parliamo di vantaggi concreti della localizzazione
3) L’aspetto culturale

Trasportare i contenuti di un sito web da una lingua di partenza a una lingua di arrivo per raggiungere un nuovo pubblico di destinazione spesso non basta. Il motivo è presto detto: quello che funziona per un dato pubblico può non funzionare per un altro (anzi, è molto probabile che non funzioni!). Una “semplice” traduzione può risultare addirittura alienante per il pubblico di arrivo.

Un esempio semplicissimo, nonché appena inventato: un sito web di scommesse sportive afferma, nel suo claim, che “you’ll feel like you just hit a home run”. Traduciamo: “ti sentirai come se avessi appena segnato un fuoricampo”. Leggere questa frase creerebbe in un utente italiano un immediato attrito. Anche nel caso in cui sappia di cosa si sta parlando (è probabile che un frequentatore di siti di scommesse sportive quantomeno conosca uno dei termini che più rappresentano il baseball), si chiederebbe in ogni caso perché è stata fatta questa scelta così bizzarra, così fuori luogo, e si accorgerebbe di conseguenza che sta leggendo una traduzione.

Verrebbe quindi, magari anche per poco, catapultato fuori dall’esperienza utente fluida e familiare che si aspetta di avere. Per questo dicevo che tradurre non basta, è necessario localizzare.

Qual è la differenza tra traduzione e localizzazione?

 

Proviamo a localizzare il claim di prima: “ti sentirai come se avessi appena fatto gol”. Questa frase, al contrario della precedente, non causerebbe neanche un attimo di dubbio nell’utente italiano, e gli permetterebbe di proseguire la sua esperienza senza intoppi.

Tradurre significa trasporre i contenuti da una lingua a un’altra, “localizzare” è semplicemente il portare la traduzione al livello successivo: non solo i contenuti vanno trasposti, ma vanno adattati. Adattare significa renderli più appetibili al pubblico di destinazione. Non solo più appetibili, ma più familiari, più naturali. L’esperienza perfetta su un sito web si ha quando l’utente non si chiede nulla sulla lingua in cui è il sito, quando l’esperienza è trasparente.

La lingua è uno degli aspetti che più fanno sentire l’utente a casa, la lingua è il modo più immediato di comunicare con chi ci sta accanto, la lingua dà forma al nostro modo di pensare, alle nostre idee, alle nostre convinzioni. Tradurre “home run” con fuoricampo è perfettamente corretto, e anzi sarebbe sbagliato tradurlo diversamente a seconda del contesto. Ma noi in questo caso abbiamo bisogno di qualcosa di più, quindi ci permettiamo di adattare il contenuto, per produrre nel lettore di arrivo lo stesso effetto che ha avuto nel lettore di partenza.

La localizzazione non si limita a questo. Localizzazione è qualsiasi aspetto di un sito web o di un contenuto che può essere adattato al mercato di arrivo: il modo di rivolgersi ai clienti (più ossequioso o più amichevole?), le call-to-action (più aggressive o più accomodanti?), ma anche la struttura del sito, il layout e i colori, fino ad arrivare alle cose più ovvie come le valute, le date e le unità di misura.

Parliamo di vantaggi concreti della localizzazione

 

È quindi evidente che localizzare un sito web o un e-commerce rappresenta un aspetto importante del processo di immissione sul mercato. In questo mondo iperconnesso e improntato alla globalità, un approccio glocal sembra essere quello vincente: avere sì il mondo a portata di mano, ma nella maniera più fluida e senza attrito possibile. Vediamo in modo più concreto quali sono i vantaggi della localizzazione:

  • Il primo e più immediato è ovviamente quello di aprire la strada a nuovi mercati. Moltissime persone (l’87%) sostengono di non voler acquistare prodotti da un sito di cui non capiscono la lingua.
  • Ma c’è di più: anche se un utente capisce l’inglese, tenderà comunque a preferire un’esperienza nella propria lingua madre (a patto che, come dicevamo, il contenuto venga localizzato adeguatamente).
  • La localizzazione dà la possibilità di portare al cliente un messaggio più diretto e su misura, aumentando quindi l’engagement.
  • I siti web con contenuti localizzati hanno statisticamente migliori conversioni e minore frequenza di rimbalzo.
  • Il vantaggio competitivo è evidente in caso di siti concorrenti che non propongono una versione localizzata del proprio sito.

 

L’aspetto culturale

 

Ultimo ma non certo per importanza è l’aspetto culturale. Si potrebbe dire che sia alla base di tutti gli altri punti elencati sopra. La specificità di una cultura, con le sue norme, regole e idiosincrasie, non è sempre replicabile in una traduzione 1:1. Il mancato aderire alle norme culturali del target in fase di traduzione può avere conseguenze davvero negative! La breve “disconnessione” che sperimenta l’utente del nostro sito web di scommesse fittizie è solo un aspetto. Pensiamo a una traduzione che risulti offensiva o del tutto fuorviante nella cultura di arrivo!

Non commettiamo l’errore di Electrolux, multinazionale svedese famosa per i suoi aspirapolveri che, nell’importare i propri prodotti per il mercato americano, tradusse uno dei suoi slogan in “Nothing sucks like an Electrolux”, tralasciando il fatto che il verbo “to suck” oltre che “aspirare” è un’espressione idiomatica che significa “fa schifo”. Non è certo un’ottimo punto di partenza presentare un prodotto a un nuovo pubblico affermando che fa schifo!

In buona sostanza, e in conclusione, l’aspirazione più grande per un sito web localizzato è quella di essere indistinguibile da un sito “locale”. Idealmente l’utente non dovrebbe porsi domande di tipo “meccanico” sul funzionamento del sito o della lingua in cui esso viene presentato. L’unica sua preoccupazione dovrebbe essere quella di fruire dei contenuti o di fare un acquisto in totale trasparenza e la localizzazione è senz’altro uno step fondamentale in questa direzione.

 

 

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