Racconti/ 5 due giorni a Praga con Elia

Racconti/ 5 due giorni a Praga con Elia

La settimana scorsa sono stato a Praga per partecipare all’ND Focus sul Project Management, organizzato da Elia – European Language Industry Association. È stato il mio primo evento Elia in assoluto, e mi è piaciuto così tanto che ho deciso di scriverci su qualche riga.

Come si può facilmente intuire dal nome stesso, questa evento di due giorni era incentrato sul Project Management, con l’obiettivo dichiarato di sviluppare e migliorare le competenze fondamentali di questa figura professionale all’interno del settore linguistico, imparare a gestire i progetti efficacemente e creare un vantaggio competitivo.

GIORNO 1 – Tendenze del settore

 

L’intervento di apertura è stato di Hélène Pielmeier, Director of Industry Providers Service di Common Sense Advisory, la nota società di ricerca con sede nel Massachussets. Le parole di Hélène hanno fornito alla platea una rappresentazione completa e dettagliata, ma nel contempo piacevole, dello stato dell’arte del settore linguistico.

Come sappiamo si tratta di un settore affollato, con oltre 18.500 fornitori di servizi linguistici (i numeri sono i suoi: se devo essere sincero, personalmente credo che il totale sia molto più alto, senza contare i traduttori che in questa stima non sono inclusi). Oltre che affollato, si tratta di un settore anche molto frammentato, con una miriade di piccole agenzie e pochissimi pezzi grossi. Per intenderci, solo il 6% delle agenzie ha più di 50 dipendenti mentre il 59% di esse ha una struttura che include dai 2 ai 5 dipendenti.

Ovviamente ciò significa anche che la maturità organizzativa delle agenzia varia moltissimo; secondo Hélène e CSA esistono cinque diversi livelli di maturità e, allo stato attuale, nessuna agenzia ha ancora raggiunto il livello più alto. La buona notizia è che c’è una crescente richiesta di servizi linguistici: il mercato si trova in un’eccezionale fase di crescita (circa il 7% ogni anno), il che attira sempre più investitori privati che vogliono speculare su mercati in rapida espansione.

Hélène ha quindi identificato le sette tendenze del settore, a cui tutti dovremmo prestare attenzione:

 

  • l’importanza della Customer Experience;
  • la natura mutevole dei progetti;
  • il bisogno di velocità;
  • l’ubiquità nella tecnologia;
  • l’avvento del “traduttore aumentato”;
  • l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel Vendor Management;
  • l’ingresso dell’intelligenza artificiale nel Project Management.

Mi è piaciuta molto la metafora del Project Manager che in passato era il pilota, per poi trasformarsi nell’attuale controllore di volo e che è destinato a diventare, con l’aiuto dell’intelligenza artificiale, il vero e proprio programmatore di volo.

Nell’ultima delle sue slide Hélène ci ha lasciato con qualche consiglio e alcuni suggerimenti; vi riporto qui quelli secondo me più interessanti, ovvero:

  • abbracciare i cambiamenti ed evolvere insieme e grazie a loro;
  • riconsiderare i confini del ruolo di PM;
  • continuare a evolversi e imparare, in particolare nell’ambito della tecnologia, in quello della customer experience e infine nella programmazione.

 

Soddisfare le aspettative

 

Hélène ha lasciato quindi la parola a Martino Prada Diaz, Localization Manager di GoPro – un’azienda che non credo abbia bisogno di presentazioni – che ci ha parlato della gestione delle aspettative. In qualità di Localization Manager di un grande buyer, Martino ha potuto offrirci un punto di vista molto interessante – tanto più che nella sua carriera ha maturato una grande esperienza nel settore iniziando come traduttore freelance, diventando quindi PM e direttore di produzione in agenzia, fino a ricoprire suo attuale incarico.

Non è semplice riassumere in poche righe i vari argomenti che Martino ha trattato nella sua vivace presentazione: a partire dai soggetti che di solito hanno aspettative nei confronti di un determinato progetto (non solo il cliente, ma anche il cliente del cliente, i revisori interni o persino gli utenti finali), si è passato a discutere come vengono stabilite queste aspettative e come viene misurata la qualità.

Martino ha anche parlato della tecnologia come mezzo per liberare i Project Manager dalle incombenze che occupano tempo senza dare valore aggiunto, consentendo loro di implementare quelle piccole e grandi azioni che fanno la differenza tra un PM medio e un fuoriclasse.

Secondo Martino i PM dovrebbero avere solo l’80% del proprio tempo occupato dai progetti, in modo da poter impiegare il resto a soddisfare le aspettative dei clienti. Martino ha anche elencato le caratteristiche che considera essenziali per un PM eccellente, e condivido volentieri con voi il suo pensiero:

  • trasparenza;
  • onestà;
  • curiosità;
  • interesse;
  • passione per le lingue e per il suo settore professionale.
    Sono certo che tutti noi dovremmo migliorare almeno alcuni di questi aspetti!

 

Eccellenza operativa

 

Dopo il discorso di Martino e un pranzo rigenerante nel corso del quale ho avuto il piacere di parlare con Françoise Bajon, Presidente di Elia, la parola è passata a Leen Temmerman e Thijs Senten, rispettivamente Vendor Manager e Language Technology Manager di Attached Language Services, che ci hanno parlato di come raggiungere l’eccellenza operativa.

Thijs, che ho poi incontrato e con cui ho avuto un’interessante conversazione sul divario tra il mondo accademico e quello reale, ha parlato dell’importanza di non farsi fermare dai propri limiti. Ovviamente è importante riconoscerli, ma procedendo a piccoli passi è possibile avvicinarsi comunque ai propri obiettivi.

Inoltre ci ha parlato dei settori più in crescita della sua azienda, lasciandoci con alcune domande e chiudendo la sua presentazione con una breve dissertazione sui diversi ruoli che può ricoprire un PM, cioè:

  • venditore
  • linguista
  • consulente IT
  • capo del personale
  • responsabile della comunicazione
  • gestore dei fornitori

Purtroppo ho perso gran parte dell’intervento di Leen a causa di una telefonata intempestiva, ma non vedo l’ora di ricevere le sue slide per studiarmele con calma. J

Lavorare sotto pressione

 

Lavorare sotto pressione è qualcosa che ogni PM deve saper gestire, motivo per cui trovo sia stata un’ottima idea invitare Joanne O’Malley a parlare di come possiamo imparare ad affrontare le situazioni in modo più proattivo e senza farci sopraffare dallo stress. Oltre a essere un’abile oratrice, Joanne è una facilitatrice di mindfulness per Mindfulness at Work.

Il concetto di mindfulness si sta sempre più facendo strada nel mondo aziendale, ed è stato interessante imparare come possiamo sfruttarlo per evitare reazioni eccessive e controllare lo stress.

Indipendentemente dalla reazione scettica di qualcuno (il dubbio principale riguarda probabilmente come portare la mindfulness in ufficio), la presentazione di Joanne mi ha dato non pochi spunti di riflessione. Non si può non essere d’accordo sul fatto che qualsiasi risultato è la somma di un evento con la nostra reazione all’evento stesso.

Ciò significa che, pur non potendo controllare gli eventi, possiamo limitare il loro impatto su di noi controllando la nostra reazione. E, anche se non sempre è possibile (anzi, forse è quasi impossibile!) praticare la mindfulness quando accade qualcosa di stressante, imparare a controllare la respirazione e imporre una certa distanza tra una determinata situazione e noi stessi può essere di grande aiuto. Ottimo lavoro, Joanne!

Come vedete è stata una giornata intensa ed è per questo che tutti hanno apprezzato la cena, organizzata perfettamente da Elia al bellissimo ristorante Letenský Zámeček dove – oltre a una splendida vista sulla città – abbiamo potuto godere di cibo eccellente, ottimo vino e tanto networking. Complimenti ai miei commensali per essere rimasti fino alla chiusura del locale: un chiaro segno di interessanti conversazioni in corso.

Diego Cresceri
Diego Cresceri
d.cresceri@stats.dpsonline.it

Fondatore e CEO di Creative Words, non rinnega il passato ma non guarda mai indietro. Amante assoluto delle lingue è un inguaribile ottimista, e non vede l’ora di sapere cosa ci riserva il futuro.

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