Lingue straniere: istruzione per l’uso

Apprendere le lingue straniere: pupazzo che legge

Lingue straniere: istruzione per l’uso

Questo post vuole essere un breve vademecum per utilizzare e apprendere le lingue straniere visto dagli occhi di chi, come me, ha avuto la fortuna di impararle sul campo fin da giovanissimo.

A 16 anni passavo ore al telefono con la fidanzatina di Anversa conosciuta al mare, a 20 anni durante il semestre Erasmus ad Amburgo condividevo un appartamento abitato esclusivamente da tedeschi, infine a 25 anni, compagni di suonate (e bevute) in Irlanda mi hanno definitivamente battezzato verso il QUASI “English native speaker level”; ecco perché ho deciso di stilare alcune semplici indicazioni per chi magari non ha grande confidenza con le lingue straniere e sta cercando un modo per migliorarsi.

Intanto, bravi, perché l’approccio è quello giusto: nessuno infatti rimane impassibile di fronte a uno straniero che prova ad azzardare un “grazie” o un “buongiorno” nella lingua locale. Persino il più freddo degli scandinavi accenna un sorriso se proviamo ad osare “takk” o “god morgon”. Anche quando ci si sente negati, o non si ripone uno specifico interesse nella lingua del paese visitato, ricordiamo che imparare ad esempio un “sayonara” o un “choukran” non costa nulla e può rilassare – se non ribaltare – una situazione.

Oggi, nel mondo politico e nelle aziende, sembra andare molto di moda riempirsi la bocca di anglicismi prediligendo la forma alla sostanza, a volte provando addirittura a scimmiottare l’accento di Birmingham o di Dallas. Ma non è certo obbligatorio fare sfoggio di lessico inglese in contesti italiani, e anzi a volte un tentativo mal riuscito può risultare goffo e addirittura controproducente.

L’apprendimento delle lingue straniere

 

Al contrario, l’uso della lingua straniera è senz’altro indispensabile quando si è al di fuori del proprio paese e si ha la necessità (o, perché no, la voglia) di comunicare. Niente paura: coloro che sono alle prime armi non hanno bisogno di acrobazie sintattiche o grammaticali, in quanto chi ascolta si aspetta un’esposizione direttamente proporzionale alle conoscenze manifestate dal parlante.

Se si sa poco si parla di meno, e non c’è di che preoccuparsi: un ascoltatore paziente si sforzerà di capire e, se è particolarmente di buon cuore, ci darà anche qualche consiglio su come migliorarci. Uno dei regali che riceviamo dalle esperienze estere, soprattutto se decidiamo di lanciarci evitando di essere troppo timidi, sta proprio nell’esprimerci meglio man mano che apprendiamo e ascoltiamo nuovi vocaboli.

1. Tv e streaming on-line

 

Non tutti però possono essere nelle condizioni di affrontare vacanze studio, stage all’estero o costosi corsi di lingua riconosciuti nel mondo del lavoro. Che fare, quindi? La soluzione più economica (seppur limitatamente efficace) si trova direttamente in casa: si chiama TV, oppure streaming on-line. Film, documentari, serie TV, notiziari, va bene tutto. Dapprima sottotitolati nella nostra lingua madre, poi in quella originale, infine senza sottotitoli.

2. Apprendere le lingue straniere in vacanza

 

È il modo migliore per unire l’utile al dilettevole: si imparano modi di dire, battute dettate da uno humor diverso dal nostro, e soprattutto si esce dal loop italico che ci confina ai soliti due modi per dire sempre le stesse cose. Ultimo consiglio: in vacanza l’ideale è non isolarsi e anzi cercare di conoscere gente del posto. Nel 2014, durante un viaggio a Maui, ho parlato per la prima volta in vita mia con un Australiano e tutte le certezze che avevo sulla mia (presunta) conoscenza dell’inglese hanno iniziato a vacillare piuttosto seriamente.

3. Esperienze formative

 

Infine, bisognerebbe cercare di limitare il più possibile esperienze formative in assenza di madrelingua. Opinione sicuramente impopolare ma ho conosciuto troppe persone arrivare dopo mesi di corsi di lingua improvvisati e mettere accenti a caso, stravolgere completamente il significato di una parola, inventare neologismi fuorvianti o creare costruzioni sintattiche a dir poco azzardate. Ci sono errori che, una volta interiorizzati, sono molto difficili da correggere e allora, visto che ci si sforza di imparare, tanto vale provare a farlo nel migliore dei modi.

Diffidate da chi vi dice che l’inglese oggi lo parla chiunque: falso. Lo parlano tutti e male: vero.

Andrea Virga
Andrea Virga
a.virga@stats.dpsonline.it

Traduttore mancato che si sfoga nel rock e nel surf. Astigiano di nascita e genovese d'adozione, si ritiene fortunato di poter vivere vizi e virtù di entrambe le città. Ha promesso a parenti e amici di cambiare hobby quando riuscirà a diventare un freelance.

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