Google Panda, Penguin e Hummingbird: alleati in nome del contenuto (e delle traduzioni) di qualità

Google Panda, Penguin e Hummingbird: alleati in nome del contenuto (e delle traduzioni) di qualità

Sentiamo molto spesso parlare di SEO. Ovvero l’insieme delle tecniche volte a migliorare il posizionamento del proprio sito nei risultati di ricerca, di algoritmi, di indicizzazione, di contenuti di qualità e così via.

 

Tutti aspetti che, quando è necessaria la traduzione di una pagina web, devono essere approfonditi anche nella lingua di destinazione. In questi casi la traduzione non basta, entrano in gioco concetti come SEO multilingua e traduzione SEO, due facce della stessa medaglia per permettere alle pagine tradotte di competere al meglio nei motori di ricerca.

La ricerca (e la caccia) al contenuto ottimizzato (e della sua traduzione) degli ultimi anni, è dovuta soprattutto a tre algoritmi che Google lanciò nel decennio scorso. Algoritmi che portano il nome di tre simpatici animali, e che usano l’Intelligenza Artificiale per definirsi e migliorarsi giorno dopo giorno:

  1. Google Panda, che difende il web da contenuti di bassa qualità
  2. Google Penguin, che combatte spam e tecniche SEO ingannevoli
  3. Google Hummingbird, che ha permesso di dare agli utenti esattamente quello che cercano

 

Google Panda


Google Panda è stato il primo di questi 3 algoritmi a entrare in gioco
, nel lontano febbraio del 2011. In Italia giunse solo qualche mese dopo, nel 2012. L’obiettivo di Panda è quello di combattere i siti internet di bassa qualità. Questi sono colmi di contenuti scadenti e zeppi di pubblicità, punendoli nel posizionamento in SERP e premiando invece quei siti che presentano contenuti di qualità.

Oggi tutto questo potrebbe apparire ai nostri occhi come scontato. Ogni volta che effettuiamo una ricerca con una query specifica (e cioè quello che digitiamo nella barra di ricerca) siamo quasi sempre soddisfatti con i primi risultati che Google ci propone, sia in termini di attinenza che di autorevolezza. Ma prima del lancio di Google Panda le cose erano alquanto diverse e siamo sicuri che alcuni di voi lettori ricorderanno di cosa stiamo parlando.

Google Panda cominciò a intervenire a discapito di alcune caratteristiche tipiche di alcuni siti, così come escamotage che erano soliti mettere in pratica, ad esempio:

  • altissimi % di bounce rate: l’indice di quanto velocemente un utente abbandona il sito
  • intere pagine copiate e incollate da altri siti
  • pagine piene di clickbait
  • pochi back link, dunque collegamenti a fonti esterne
  • fonti poco autorevoli e inserite solo per avere dei link cliccabili
  • presenza eccessiva di banner pubblicitari
  • pezzi scritti male (molto male), spesso frutto di una traduzione approssimativa
  • black hat, una particolare ed infima tecnica di link building che letteralmente spinge l’utente ad andare su un’altra pagina, vero obiettivo del sito

 

Non male per un docile Panda vero? Dal 2011 ad oggi Google Panda ha ricevuto 31 aggiornamenti, dettando ancora oggi le regole utili da seguire per essere competitivi sul web.

Google Penguin

Google Penguin è il primo naturale alleato di Panda. Lanciato esattamente un anno dopo e specializzato sulla SEO, Penguin contrasta quei siti che imperterriti continuano a usare discutibili tecniche per posizionarsi sui motori di ricerca.
Immaginiamo Panda che stoicamente combatte contro centinaia di migliaia di siti dal contenuto scadente e ingannevole. E nello stesso momento Penguin che, ancora più agile e preciso, giunge a colpire chi sfugge a Panda.

Google Penguin dunque penalizza nello specifico:

  • i siti che usano “link forzati
  • chi adotta tecniche di Black hat (vedi sopra)
  • il link building ingannevoli e irregolari

 

Google Penguin si accorge della presenza di link fuori tema, spesso inseriti per fare un favore a chi in cambio farà la stessa cosa, individua link a piè di pagina senza pertinenza, punisce l’uso improprio di parole chiave dalla forte concorrenza che poi portano a pagine che parlano di tutt’altro.

Penguin in modo preciso e impeccabile contrasta i modi disonesti di fare SEO. Così agevola il contenuto di qualità, l’uso di link pertinenti, coerenti con il testo di riferimento ed effettivamente utili.

Google Hummingbird

 

Stabile, ma sempre in movimento, il colibrì di Google è l’instancabile algoritmo che semplicemente ci permette di trovare ciò che cerchiamo su Google. Avete presente quel famoso dato che su Google vengono effettuate circa 3,5 miliardi di ricerche al giorno?. Ecco, Google Hummingbird ne influenza il 90%, di fatto scegliendo quali siti Internet premiare.

Andando oltre il mero apporto tecnico di questo ultimo algoritmo, in cosa Hummingbird ha rivoluzionato il sistema di ricerca di argomenti e pagine di siti interne? Il colibrì di Google mette al centro le intenzioni dell’utente, perciò sul piano della redazione Google Hummingbird ha progressivamente dato più importanza al contenuto della pagina web rispetto alla mera parola chiave in risposta alla query.

In pratica Google Hummingbird da una parte continua il lavoro di Panda e Penguin di limare al massimo parole chiave fuorvianti ai fini della ricerca del lettore, dall’altra funge da interprete dell’utente stesso. In questo modo Google cerca di andare oltre il collegamento “query-parola chiave”, scansionando il vero significato della query e indicizzando le pagine (e non solo le keyword) più pertinenti.

In ottica SEO questo algoritmo ha cambiato non di poco le carte in tavola. Ha “costretto” i creatori di contenuti a scrivere pagine che siano originali, rilevanti e che abbiano all’interno forti relazioni tra i concetti espressi non solo nel testo, ma anche nelle immagini, nei video, nelle infografiche, andando a premiare le pagine web condivise sui social e che presentano interazioni.

Se siete giunti fino a qui avrete capito orami l’imprescindibile importanza della creazione di contenuti e della loro traduzione, non solo dal punto di vista estetico e stilistico, ma anche e soprattutto dal punto di vista tecnico!

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